Prendendo spunto da un post di
Elastigirl, preoccupata per il limitato vocabolario del peraltro fantastico Hobbit piccolo, ne approfitto per parlare del Piccolo Tamarro, che almeno anagraficamente gli si avvicina.
So che l'importante in fondo è capire e farsi capire e che la modifica a piacimento e l'accumulo di significati per parola son tutte buone cose e denotano grande flessibilità mentale e rifiuto dell'ordine precostituito... ma resto comunque stupita (e ovviamente ammirata come ogni mamma rincretinita che si rispetti) quando lo vedo riutilizzare a proprio comodo anche le parole più semplici.
Definizione di "Ciao" per la Garzanti:
inter.
si usa come saluto amichevole e confidenziale quando ci si incontra o ci si lascia.
Definizione di "Ciao" per il Piccolo Tamarro:
"Ciao ciao" (rispondendo al saluto di qualcuno che esce) =
"Ciao ciao"
"Ciao ciao" (affacciandosi alla porta della camera) =
"Ciao ciao, eh. Io vado. Ho cose da fare di là."
"Ciao ciao" (rivolto al pupazzo volpe) =
"Adesso basta non voglio più giocare con te"
"Ciao ciao! Ciao ciao!" (con ansia e respiro affannato, pronto alla disperazione, rivolto al lettino, qualora si decida di rientrare in cameretta la mattina prima di portare il tamarro in cucina a fare colazione" =
"No! No! Basta dormire! Ho finito! Basta lettino!"
"Ciao ciao" (in braccio a qualcuno, rivolto a qualcun altro) =
"Tu vattene che io sono a posto qui e di te ora non so che farmene. Andale, su!"
Più chiaro di così...